Venerdì, 21. Luglio 2017

A ventotto anni dalla morte, avvenuta nel 1989, Dalí è stato esumato dalla cripta che aveva progettato per sé, nella sua città natale di Figueres, in Catalogna.  La pesante lastra di marmo di una tonnellata e mezza è stata  rimossa dalla cripta del Teatro Museo onde consentire lo spostamento dei resti dell’artista.

Pilar Abel, una donna di sessantuno anni originaria della regione, afferma di essere figlia dell’artista e, dopo anni di battaglie legali, le è stato riconosciuto il diritto di far analizzare il DNA di Dalí. In un comunicato, l’alta corte della Catalogna ha fatto sapere che “sono stati prelevati campioni biologici dai resti di  Salvador Dalí”.

Abel, che ha trascorso più di dieci anni cercando di dimostrare che Dalí è suo padre biologico, dice che “la somiglianza con l'artista è così forte, che l'unica cosa che mi manca sono i baffi”. Sua nonna le ha confidato: “So che tu non sei figlia di mio figlio e che sei figlia di un grande pittore, ma ti amo comunque”. Abel sostiene che sua madre, che nel 1955 lavorava come domestica a Port Lligat-Cadaques per una famiglia del posto, aveva una relazione segreta con Dalí. In famiglia questa relazione era un segreto noto a tutti.

Nel caso in cui fosse accertata la concordanza tra i profili di DNA, Abel finirebbe per ereditare un quarto delle fortune di Dalí. La Fondazione Gala Dalí, che gestisce il patrimonio dell’artista, ha cercato di fermare l’esumazione. “Non siamo contrari ai test di paternità, ma, rispetto all’esumazione, ci sono alternative meno radicali per l’estrazione di materiale genetico” ha riferito un portavoce della Fondazione al quotidiano spagnolo EL PAÍS.

Se dovesse risultare che Abel è in effetti figlia di Dalí, quest’ultima avrebbe diritto a fregiarsi del suo cognome e di godere di una quota dell’eredità e delle royalty sul diritto d’autore, il che porterebbe a una nuova causa giudiziaria.